Paola Arrigoni - L'incessante viaggio tra materia, emozione e inconscio
di Francesca Callipari

Paola Arrigoni è un'artista la cui cifra distintiva risiede indubbiamente nella sua straordinaria creatività, che esplora incessantemente attraverso la continua ricerca di nuovi linguaggi. La capacità di rinnovarsi costantemente, senza mai tradire la propria essenza, rappresenta il cuore pulsante della sua pratica artistica. Ogni opera diventa una sintesi di sperimentazione e innovazione, un cammino che intreccia l'evoluzione stilistica ad una profonda indagine sui materiali e le loro potenzialità trasformative. In questo processo, l'arte di Arrigoni non si limita ad una mera osservazione estetica, ma si configura come un dialogo dinamico e incessante tra passato e futuro, in grado di aprire nuovi orizzonti di significato e forma, sempre sorprendenti.
La materia, concepita come strumento fondamentale per la trasmissione di emozioni e concetti filosofici profondi è il centro primario della sua ricerca che oscilla stilisticamente tra l'astrazione e l'arte concettuale, con un focus particolare sulla tecnica dell'assemblage attraverso la quale l'artista manipola resine, materiali riciclati e oggetti naturali. Questa fusione di elementi disparati non solo restituisce la dualità intrinseca della materia, fragile e potente, ma si configura al contempo come una metafora della condizione esistenziale umana, caratterizzata da tensioni, trasformazioni e continui cicli di rigenerazione e disgregazione.
L'Arte diventa in tal modo per Arrigoni una riflessione sul rapporto tra l'individuo e il contesto naturale e sociale, esplorando un equilibrio precario e in continuo mutamento, in cui la materia stessa diventa specchio della vita e delle sue infinite metamorfosi.

In "La bellezza del quotidiano" e "Discesa nell'inconscio", l'artista guida l'osservatore lungo un viaggio simbolico, invitandolo quasi a fuggire dalla realtà tangibile per perdersi negli spazi visionari plasmati dalla sua arte. Due opere che presentano al centro della composizione un sentiero che conduce verso l'ignoto, un cammino interiore che cattura l'osservatore in un'emozione, intensamente umana, sospesa tra il magnetismo dell'esplorazione e il timore dell'incertezza. Se nella prima opera, però, il mosaico di colori sembra irrompere con un'energia che quasi lo solleva e lo libra verso lo spettatore, come a sprigionare la potenza dell'arte stessa, in "Discesa nell'inconscio" chi guarda si sente attratto, quasi risucchiato, verso la discesa indicata dalle scale, in un cammino che lo proietta verso un mistero insondabile.
É come se l'arte qui non volesse sollecitare l'interazione esterna, spingendo piuttosto l'astante ad un'introspezione profonda, evocando il conflitto tra il bisogno di verità e il timore dell'ignoto. L'opera diventa così riflesso dell'anima, un luogo in cui il pubblico non è semplicemente spettatore, ma parte integrante di un'esperienza emotiva e riflessiva
Francesca Callipari
Art critic and Art curator